Recensione profumo Dior Suavage: il seducente profumo del caos

Dior Sauvage è una delle superstar mondiali nel campo dei profumi da uomo.
Lanciato nel 2015 nella versione EDT (eau de toilette), il 2018 ha visto anche la nascita della versione EDP (eau de parfum), entrambi ideati da Francois Demachy.
Lo stesso Demachy ha poi dato vita a Dior Sauvage Parfum nel 2019 (l’ennesima versione di cui, francamente, se ne poteva fare a meno… ma di questo parleremo più avanti).

Devo dire che il mio rapporto con Dior Sauvage è stato travagliato e conflittuale. Complice la formulazione abbastanza chimica e molto variegata, Sauvage è un profumo moderatamente polarizzante: tende a far prendere alle persone posizioni abbastanza nette o in senso positivo, o negativo.

La prima volta che lo provai (versione EDT), non rimasi molto stupito dall’apertura, e lo trovavo addirittura fastidioso nel drydown.
La seconda volta andò leggermente meglio: buona l’apertura, selvaggia come il nome, ma stesso senso di fastidio dopo circa 45 minuti.
La terza volta provai la versione EDP… i primi minuti furono fantastici, una rissa di odori meravigliosa, ma nel drydown continuavo ad avere delle delusioni.

Mi ci sono voluti almeno altri 2-3 utilizzi prima di arrivare ad amare alla follia questo profumo, in tutte le sue sfaccettature ed in ogni sua fase (drydown compreso)… adesso è senza dubbio nella mia top 3.

Quindi non solo Sauvage spacca le folle, ma sa essere estremamente divisivo anche nei confronti della stessa persona.

Non potete capire quanto mi sembrasse strano amare e allo stesso tempo odiare questo profumo.
Sentivo un non so che di meraviglioso, ed un non so che di fastidioso, e queste due sensazioni si alternavano facendomi diventare pazzo.

Ma andiamolo ad analizzare nel dettaglio!

Packaging e presentazione

Il fondo leggermente trasparente si scontra con il blu notte cupa in cima alla bottiglia, e questo mi piace un sacco.
L’effetto ottico, specialmente quando lo si mette nella luce giusta, è davvero suggestivo… mi ricorda uno di quegli shot fatti su più piani, in base alla densità degli alcolici contenuti, con Blue Curacao, Vodka e Assenzio Nero.
Il tappo ha un potente magnete e quando si accenna uno svitamento, esce da solo.. è più facile a farlo di persona che a spiegarlo, e vi assicuro che diventa una droga dopo poco.
Ottimo anche l’atomizzatore che consente di avere uno spray ampio e ben distribuito.

Di solito non do molta importanza al packaging, ma qua parliamo di un sonoro 10.

Formulazione e fragranza: di cosa sa Dior Sauvage?

Una rissa di odori meravigliosa e selvaggia.
Questo è il modo migliore che mi viene in mente per descrivere questa fragranza, che indubbiamente tiene fede al nome che porta.

Dior Sauvage è tante cose per essere un solo profumo: è dolce, è virile, è fresco, è pungente, è rude e aggressivo, è chimico, è speziato, è floreale, è seducente… Contiene note prese da veramente ogni gruppo olfattivo, che a volte si mescolano, ed altre si alternano, dando origine a dei sapori davvero diversi dall’apertura al drydown.
A farla da padrone, però, è senza dubbio il composto chimico per eccellenza nel campo dei profumi, l’ambroxan, che fa la voce grossa in ogni fase di esistenza di questa fragranza.
Pepe, lavanda, noce moscata e bergamotto sono là, subito dietro, percettibili ma quasi mai davvero in grado di essere sentiti nitidamente.

Sia l’EDP che l’EDT hanno questo tipo di vibrazioni, ma nell’EDP  sono ovviamente molto più pronunciate.
Sulla mia pelle, poi, il drydown dell’eau de toilette finisce con l’avere una consistenza molto leggera, sciapa, mentre l’eau de parfum mantiene il suo fascino e la sua personalità ribelle per tutto il tempo in cui Sauvage rimane percettibile.

Originalità

Ai tempi del lancio Sauvage era un profumo rivoluzionario.
Un po’ troppo chimico per non avere almeno qualche vibe in comune con altri profumi basati su composti sintetici, ma sapeva stupire, eccome.

Diventata in breve tempo una della fragranze più vendute al mondo, ora è quanto di più vicino a One Million si possa immaginare: ossia, “quel profumo che tutti mettono“.

Volete indossare Sauvage?
Benissimo, vi capisco. Ma preparatevi psicologicamente ad affrontare quell’imbarazzante momento in cui vi imbatterete in un altro uomo col vostro stesso identico profumo.

L’ultima volta che sono stato ad un matrimonio ho ringraziato il cielo per aver preferito un più classico Hugo Boss The Scent, altrimenti avrebbero potuto chiamare il nostro tavolo “Tavolo Sauvage”.
E la mia lungimiranza è stata utile anche a capodanno, dove il cameriere indossava… Dior Sauvage (versione EDT, ad essere precisi).
Spesso, quando lo indosso, qualcuna dice che gli ricorda almeno un’altra persona.
Insomma non voglio farne una colpa a Sauvage se è stato così ben recepito dal pubblico, però… questa ormai è la situazione: tutti lo conoscono.

In altre parole: sebbene il tipo di sapore non sia per niente banale, scontato o noioso, il fatto che stiate indossando Sauvage un po’ lo è.
E se volete distinguervi maggiormente, il paragrafo dedicato alle alternative a Dior Sauvage vi verrà in aiuto.

Target: a chi è rivolto?

Il testimonial di Dior Sauvage è Johnny Depp, e credo proprio che sia un testimonial adeguato.

L’uomo che indossa Sauvage lo immagino come un ribelle, un po’ eccentrico, estremamente virile. Non è il classico playboy da discoteca, con la barba perfettamente curata ed il viso pulito. Ha dei tatuaggi, o i capelli lunghi.
Le ragazze gli girano intorno attratte come calamite dalla sua personalità scura e misteriosa, e si sciolgono letteralmente se si avvicinano abbastanza da poterne apprezzare anche il suo lato più protettivo.

Non importa l’età, purchè il mood sia quello: l’uomo Sauvage lo immagino fra i 25 ed i 35 anni, ma un diciottenne con il carattere di un leone, o un quarantenne sempre in overdose di adrenalina come Patrick Dempsey non avrebbero problemi ad indossare alla grande questo profumo.